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La fila davanti ai bagni mobili delle signore è sempre quella più lunga. Ci siamo fatti qualche domanda per capirne qualcosa in più.

Quello del 2018 si sta rivelando un inverno impegnativo. Dopo l’ondata di gelo a cavallo tra febbraio e marzo, pare che nemmeno i primi giorni di primavera verranno risparmiati dalle temperature polari dell’ormai onnipresente Burian. Poi dovremmo esserci. Finalmente potremo tornare a goderci l’aria aperta, i concerti, le spiagge. Tutti, tranne le signore, che si troveranno ad affrontare la sfida stagionale per antonomasia: la fila al bagno mobile che, per qualche sconosciuto motivo, è sempre più lunga nell’area femminile.

Donne e bagni mobili, tra mito e realtà

Ci sono però un paio di miti da sfatare, perché non è che automaticamente alla nascita viene conferito alle donne il dono della lentezza in bagno, e poi via, per sempre in coda sotto il solleone come vacanzieri sulla A1. Altrettanto priva di fondamento l’idea che una signora entra in un bagno mobile durante un concerto e ci rimane un sacco di tempo perchè si sta rifacendo il trucco, non sai mai che stavolta Bono ti riconosca, decida di mollare tutto e ti porti in Irlanda. Così, ci siamo fatti qualche domanda e abbiamo scoperto che, dietro a quella che di solito viene liquidata come lentezza, ci sono dei motivi logici.

La forma del bagno

Ad esempio, il fatto che, come ha avuto modo di spiegare Luciana Littizzetto in uno dei suoi pezzi più riusciti di sempre, entrare in un bagno pubblico per una donna è un’odissea non da poco. È stato infatti calcolato che una donna ci impieghi circa 3.39 minuti per usare un bagno mobile, mentre un uomo ci mette soltanto 57 secondi. Motivo di questa disparità sta nelle difficoltà oggettive incontrate dalle donne nel confrontarsi con uno spazio ridotto e non particolarmente facile da usare. E mentre per un uomo, fare la pipì in piedi è una cosa assolutamente naturale, per una donna le difficoltà sono molte e comprendono un sottile gioco di equilibri mentre assume la famosa posizione a metà tra il disperato e l’ansioso.

Bagni mobili e pari opportunità

E così in tanti hanno cominciato a chiedersi, soprattutto oltreoceano, se queste code puntassero verso un problema relativo alle pari opportunità. Già, perché un conto è stare in fila al parco quando ad aspettare ci sono gli amici, ma un altro è spendere minuti preziosi in un bagno, mentre a parità di bisogni, il vostro collega uomo riesce sempre ad arrivare prima di voi perchè usare il bagno è solo più semplice.

Dunque così come nel caso dei bagni unisex, o in quello dell’accesso ai servizi igienici nei paesi in via di sviluppo, la strada che porta a una società più attenta ed equa passa dal suoi bagni, da come garantisce che tutti possano beneficiare delle stesse opportunità soprattutto nel luogo che, nonostante tutto, ancora funziona da grande equalizzatore dell’umanità.  Qualche piccolo accorgimento, per esempio un atteggiamento generale più civile nei confronti dei bagni pubblici, o anche solo un attaccapanni per la borsa, potrebbe già fare una grande differenza.

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