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In Italia abbiamo moltissima acqua, che non sta messa molto bene. Ecco qualche dato importante, e cosa si sta facendo per cambiare

Il 60% del corpo umano è fatto di acqua. In pratica, come ha avuto modo di constatare un anonimo quanto geniale creatore di memes, siamo angurie con l’ansia che vivono e vegetano su un pianeta formato per il 70% di altrettanta acqua. Non per niente lo chiamano Il Pianeta Blu.  L’acqua è talmente centrale per la nostra sopravvivenza che il 22 marzo è stata dichiarata giornata mondiale dell’acqua, giusto per ricordare a tutti che, nonostante ci sembri infinita, questa risorsa ha bisogno di essere protetta con urgenza, anche grazie a campagne di sensibilizzazione molto carine, come questa. Ma come sta l’acqua italiana? Bene, ma non benissimo, direbbe qualcuno.

Gli italiani bevono tanta acqua, e ne perdono altrettanta.

Cominciamo dalle buone notizie. Proprio in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, Open Mind Research ha pubblicato uno studio secondo il quale il 74% degli italiani sceglie di bere l’acqua del rubinetto al posto di quella in bottiglia. Sintomo della crisi? Di una maggiore consapevolezza ecologica? Il risultato è importantissimo, e parte della responsabilità è da attribuire alle colonnine di distribuzione di acqua potabile che sempre più comuni mettono a disposizione dei loro comuni.
Si potrebbe invece fare meglio sulla dispersione idrica sotterranea. L’anno scorso, infatti, ISTAT ha reso noto che circa il 38% dell’acqua destinata alle nostre abitazioni non è giunta a destinazione: nel corso di un anno, questa perdita sarebbe sufficiente per portare acqua a 10.4 milioni di persone.

Un bagno dove l’acqua è (mica tanto) più blu?

Altro grosso problema viene registrato nello stato dei mari, dei fiumi e dei laghi italiani, che purtroppo risultano essere in grave pericolo a causa dell’inquinamento. Legambiente, da sempre molto attiva nel monitoraggio dello stato delle nostre risorse idriche, ha dati poco confortanti: un fiume su cinque mostra scarsa o pessima qualità, un quarto delle acque sotterranee è scadente,  i laghi non se la passano molto meglio, e i mari sono un ricettacolo di rifiuti, plastica non biodegradabile, e petrolio (solo nel Mediterraneo, vengono riversate tra le 100 e le 150 mila tonnellate di idrocarburi). Le cause sono moltissime: dalle sostanze inquinanti legate alla fertilizzazione, ai trasporti, fino alle brutte abitudini domestiche, come quella di buttare i rifiuti nel WC.

I bagni domestici non sono cestini, e altre cose importanti.

Non solo ogni volta che tiriamo lo sciacquone di casa consumiamo dai 3 ai 9 litri d’acqua, ma aggiungiamo il danno alla beffa quando lasciamo cadere nel water ogni sorta di nefandezza. Certo, una soluzione creativa sarebbe quella di installare in casa un bagno mobile, che di litri ne consuma solo 0,1 alla volta, ma resterebbe il problema dei rifiuti, che  si riflette sulla grande presenza di microplastiche in fiumi, mari e laghi. Motivo per cui, nel 2017, è stata approvata una legge che mette al bando dal 2019 sia i cotton fioc non biodegradabili, che le famose microsfere presenti in moltissimi prodotti di bellezza.
In questo modo, quando d’estate saremo sulle spiagge, non dovremo incontrarci per forza con il cotton fioc che abbiamo usato nel mese di aprile dell’anno prima, e che ci siamo “dimenticati” di non buttare nella toilette.

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