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La seconda domenica di maggio festeggiamo la Giornata Nazionale della Bicicletta, eppure ancora in tanti hanno paura della mobilità sostenibile. Noi no, e vi spieghiamo perché.

Chissà se Paolo Conte, quando si chiedeva quanta strada avesse fatto Bartali,  si sarebbe aspettato che questa leggenda del ciclismo Italiano ne avrebbe fatta talmente tanta  che, grazie a lui, il Giro d’Italia 2018 è partito da Gerusalemme. Il perché è presto detto: recentemente, il Ginone nazionale è stato dichiarato cittadino onorario di Israele per aver aiutato tanti ebrei a nascondersi durante la seconda guerra mondiale. In suo onore, quindi, la gara ciclistica più amata d’Italia parte da una terra lontana per approdare poi sulle nostre strade.

Italia e ciclismo. Ciclismo e italia. Sembrerebbe un binomio indissolubile: ci piace guardarlo in TV, e siamo anche il primo paese europeo per volume di produzione di bici. Inoltre, le manifestazioni di sensibilizzazione all’uso della bici abbondano su tutto il territorio nazionale. La seconda domenica di maggio è stata dichiarata Giornata Nazionale della Bici e, grazie alla Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta)  in tantissime città italiane ci sarà l’occasione di avvicinarsi a questo mezzo di trasporto ecologico ed economico.

Eppure si calcola che solo in 750.000 scelgono ogni giorno di affidarsi alla loro compagna a due ruote per spostarsi tra casa e lavoro e che circa il 70% di chi si muove abitualmente si muove con la propria auto. Perchè così pochi ad esplorare la bici come mezzo di trasporto sostenibile? Per motivi validi, ma anche per un po’ di scuse, che siamo andati a scardinare senza pietà.

Scusa uno: Abito in città e ho paura delle ciclabili e del traffico.

Vero e legittimo, soprattutto la parte sul traffico. In fondo, non è che le ciclabili non ci siano: il paese ne conta infatti 16.000 km, ma è vero anche che la maggior parte è tenuta maluccio. Allora stiamo a casa e intasiamo le città con motorini e auto? Assolutamente no. Ci compriamo un bel caschetto, stiamo attenti a dove andiamo, magari facciamo un corso sulla sicurezza stradale in bici, e facciamo in modo che partecipino anche gli automobilisti.

Scusa due: Abito in montagna ed è tutto in salita

Quanti sono esattamente gli italiani che, pur abitando in zone collinari, dovrebbero affrontare il Passo Gavia per andare a lavorare? Esatto, pochissimi.
È comprensibile non voler arrivare in ufficio madidi di sudore, ma la tecnologia ci viene incontro con le super trendy e-bikes, o bici a pedalata assistita. E non regge nemmeno la scusa che costino tanto (anche se è vero): per sostenere la mobilità alternativa, lo Stato offre la possibilità di usufruire degli incentivi per l’acquisto delle bici elettriche. Non è infatti necessario possedere dei polpacci d’acciaio per aiutare l’ambiente, basta infatti solo la residenza in Italia e un documento d’identità per ottenere un sussidio fino a 700 Euro per coprire le spese di acquisto.

Scusa tre: Abito in campagna e sono troppo lontano

Andiamo per punti. Abitare lontano dal posto di lavoro è sicuramente sconveniente per molti, ma esiste sempre la possibilità di combinare l’uso della bici a quello dei trasporti pubblici.  Basta arrivare in stazione, caricare la bici sul treno, o sull’autobus, et voilà, lo spostamento in città diventa facilissimo. La bici occupa troppo spazio? Nessun problema, ci sono le bici (elettriche) pieghevoli. E se bisogna andare al bagno lungo il tragitto? Posto che farla prima di partire è sempre una buona idea, le opzioni sono varie: ci si può abbandonare nella natura, alla Dumoulin, oppure pregare che, come sempre, si manifesti un bagno mobile Sebach nel momento del bisogno.

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