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Alla maratona di Cadregate sul Mento, un giovane bagno mobile pieno di ambizioni impara una dura lezione sulla medicina sportiva.

Tempo di lettura: 3 minuti

 

Eccone un altro. E un altro.

Ma cosa correte che non state più in piedi? Va come sono magri, tutti sudati. Ma perchè? Quarantadue chilometri di sofferenza per cosa?
Io non posso più vivere a questo modo comunque. Voglio rivedere i termini del contratto. “Ti manderemo agli eventi più cool dell’anno”, mi avevano detto. E invece fino adesso ho fatto tre sagre del cotechino, due mercatini di Natale – ma non quelli belli con la neve, proprio quelli organizzati da un tipo che si chiama Natale e fa il mercato in provincia di Brescia – e una pista del ghiaccio grande come un catino.

E oggi, per iniziare in bellezza, la maratona di Cadregate sul Mento. Il mio agente mi aveva promesso Roma, Genova, tutte cose che han fatto anche l’anno scorso, e invece io qui.

Poi proprio qui a metà percorso mi dovevano piazzare, circondato da gente che urla. Non è che se urlate corrono più veloci.
Io mi ero già pianificato la domenica: una bella pulizia della cabina, una lucidata agli accessori, un bel libro. Ditemi voi come faccio io a finire la Critica della Ragion Pura se sono circondato di invasati che continuano a gridare “Vaiiii” a tutti sti poracci.

Che poi anche i colleghi ormai non mi rispettano neanche più. Perfino il Gigi, che è sfigatissimo e gli si stacca la porta ogni volta che qualcuno la chiude, l’han messo all’arrivo. E infatti stamattina non faceva altro che sfottere. Mi fa: “Vedrai che roba lì a metà, gli vengon di quegli attacchi che secondo me non ti riprendi più. Mica come da noi all’arrivo, che tanto ormai son già disidratati”.

E giù tutti a ridermi dietro per la solita storia della caghetta del maratoneta, che secondo me non esiste e se l’è inventata lui. Tanto lo sanno tutti che racconta un sacco di balle. Come quella volta che arriva e fa: “Oh Seba, lo sai che l’altra sera mi han piazzato a un evento ed è entrata quella dell’Isola dei Famosi e le si è inceppato il tacco nel pedale dell’acqua e mi è caduta in braccio”. Se Gigi, ciao eh. Figurati se quella entra in un bagno mobile. Avrà come minimo uno che la segue con la sua tazza privata.

Comunque oggi non ce la posso fare. Siamo qua in quattro e non si riesce a tirare un attimo l’acq…il fiato. Tra i corridori, i parenti dei corridori, quelli del comune, e il tipo dello stand della casöla, siamo al limite dello sfruttamento. Per fortuna che ci sono quelli che ogni tanto ci danno una rinfrescata…

Oddio, e questo cosa fa? No no, con quel colorito grigio topo lì non penserà mica di venire da questa parte! Oddio va come cammina! No ma questo non sta bene! Dai ciccio che ce la fai fino all’arrivo, dai!
Nooooooooooo!

Aveva ragione Gigi.
Esiste.

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