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La primavera alle porte, le mamme al parco, la musica leggera: ecco le confessioni di mezza stagione di un bagno mobile Sebach.

Tempo di lettura: 3 minuti

 

“Che Imbroglio era, Maledetta Primaveraaaaa…”

Che faccia fate? Adesso un bagno mobile non può ascoltare Loretta Goggi senza essere giudicato? Eh certo, quando cantano gli altri tutti Mara Maionchi. Bravi. Intanto però la Lory nell’81 è rimasta 14 settimane in classifica, l’hanno tradotta in una ventina di lingue, e quei super classiconi del rock bergamasco che sono Bepi & The Prismas ne han fatto anche una cover. Ma raccontatemi pure della trap, sono tutto orecchie. No perchè se adesso devo anche giustificarmi per la musica che ascolto, fate prima a portarmi su un pascolo e abbattermi.

E poi Loretta non aveva tutti i torti. La Primavera sarà anche bella, con tutti i fiorellini, e gli uccellini, i fidanzatini, i motorini, gli omini dei carrettini che gridano gelatini però, detto tra noi, è grandemente sopravvalutata. Una grande operazione commerciale creata da Big Pharma per vendere più antistaminici. E qui, in diretta dal parco in cui mi hanno piazzato, ho visto dermatiti che è meglio non raccontare. Starnuti in grado di spostare un Weimaraner di grandezza media. No, cari amici, la primavera è una farsa.

Pessimista e cinico io? Ma voi avete presente cos’è la vita di un bagno mobile al parco?

Per esempio, in primavera sapete chi regna sovrana sulla vita del parco? Vi do un indizio: non è la leonessa, è la mamma.

Le mamme al parco hanno più ansie di quelle che avrebbero avuto i genitori di Tarzan se non fossero morti in un incidente aereo sapendo che il loro pargolo veniva allevato dalle scimmie. Io lo so che la mamma è sacra, soprattutto in Italia, ma a voi pare possibile urlare come delle disperate per la più che naturale apparizione di un lombrico sulla gamba del piccolo Manrico? Magari fa un attimo schifo, ma non è un mamba. E invece le urla, la doccia di amuchina neanche fosse uno stafilococco gigante. Richiamato il consiglio di sicurezza dell’Onu (rispettivamente le mamme di Loredano Maria e Ottone Leopardo), decidono che forse non è il caso di chiamare la guardia medica e proseguono la passeggiata mentre il povero lombrico è ancora lì a piangere perché voleva solo fare amicizia.

E poi ci sono quelle che mi passano davanti e mi guardano con un’aria di disprezzo che neanche davanti un bidone di rifiuti radioattivi. Letteralmente, tirano i figli a sé come fossi il forno della strega di Hansel e Gretel.  “Uh Petunia non ti avvicinare” fa una biondissima altissima tacchissima alla sua bambina che passava stamattina. Allora, Perossido di Carbonio, tanto per cominciare vengo igienizzato a ogni uso e sono molto più pulito della tua coscienza. O pensi che non ti abbia visto gettare la carta della merendina organica in terra? In secondo luogo, ci vediamo alla prossima fiera del biologico quando dopo aver provato trentacinque tipi di prugne secche della Nuova Guinea non avrai altro Sebach al di fuori di me, e io sarò fuori uso.

Ad essere onesti non sono tutte così. Ci sono anche le mamme che i bimbi li lasciano vivere, sporcarsi di terra, sbucciarsi le ginocchia, avere dei nomi normali, usare i bagni mobili al parco senza farsi venire delle sincopi. Addirittura abbiamo fatto una versione su misura per i più piccoli, quindi che non mi vengano a dire che non stiamo attenti.

Anzi, noi stiamo fin troppo attenti, fermi immobili ad assistere alla vita delle persone che ci scorre davanti. E quindi se mentre correte nel parco felici come ghepardi in amore ci notate, magari trattateci bene, tirate l’acqua, lasciateci puliti. Che se no poi diventiamo acidi e non ve ne facciamo passare una. Letteralmente.

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