Iscriviti alla newsletter

Back

Un giovane bagno mobile scrive una toccante lettera ai genitori dal fronte dei festival.

Tempo di lettura: 3 minuti

Caro babbo,

è da un po’ che non ti scrivo ma come sai l’estate per me è un periodo di grandi manovre.

Continuiamo a spostarci.

L’altra settimana eravamo a Milano, poco prima a Comacchio. Sempre in trasferta, nessuno ci dice in anticipo dove verremo piazzati. Tutto quello che so e che certe volte mi sembra di fare il lavoro più bello del mondo. Viaggio tanto, non sono mai fermo, vedo posti che la maggior parte delle persone sogna di visitare. Certe volte. Poi arriva l’estate. E mentre tutti sono in vacanza, o si preparano ad andarci, per me comincia il periodo più duro dell’anno, perchè l’estate, per un Sebach, significa una cosa sola: festival e concerti.

Tu lo sai bene, ci sei stato anche tu così tante volte in quelle bolge dantesche: migliaia di persone che durante l’anno vivono una vita quasi normale si trasformano in una massa sudata e urlante piena di birra e panini bisunti del porchettaro. E poi attaccano. Eccome se attaccano. Perchè tutta quella roba da qualche parte deve finire, e noi non possiamo sfuggire al nostro destino. Come succede da sempre, nessun Sebach viene lasciato a sé stesso. Non appena arrivati ci disponiamo a testuggine, una barriera insormontabile di coraggio e resistenza, e poi li aspettiamo.

Quando arrivano, arrivano tutti insieme. Ondate di gente che non ci da tregua: uno dopo l’altro, si susseguono con così tanta energia e entusiasmo da farceli comunque rispettare. La resistenza non manca neanche a loro, sono forti e giovani. Cantano, cantano continuamente, e poi si abbracciano, ballano seguendo i loro generali che dal palco gli urlano continuamente di alzare le mani, cosa che ci lascia sempre un po’ perplessi ma che ci da anche un attimo di tregua: se hanno le mani alzate, non possono attaccare. Almeno noi tiriamo il fiato.

Poi riprendono, tornano. Alcuni fanno la fila, sono ordinati e rispettano un certo decoro anche in battaglia. Altri se ne fregano. Altri ci raggiungono in coppia e si incoraggiano tra loro gridando alcuni inni di battaglia tra i quali “tienimi la porta”, “dammi un fazzoletto” e “ma secondo te a Marco gli piaccio”. Ormai li abbiamo imparati anche noi e ogni tanto li intoniamo per farci compagnia.

I momenti peggiori sono la mattina e la sera tardi. Il nemico ha sviluppato un’arma incredibilmente potente che viene innescata solo da una tazza di caffè e una sigaretta. Così, quando sorge il sole e loro riemergono da quegli strani bozzi che chiamano tende, si muovono verso di noi con ancora gli occhi assonnati ma la determinazione di 125.000 ninja. Lo stesso succede alla sera, prima della ritirata. Ormai abbiamo capito che la loro strategia è barcollare verso di noi per confonderci, e non ci spaventiamo più.

Tra poco partiremo per una campagna lunghissima che ci terrà impegnati per almeno un mese, ancora sulle spiagge. Ti saprò dire.

Dì alla mamma di non preoccuparsi, che mi cambiano i liquidi e la carta regolarmente.

Ti abbraccio

S.

Send this to a friend