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Che lo si ami o che lo si odi, è impossibile ignorare il tormentone estivo. Eccone una breve storia, fatta di bagni al mare, ricordi, e l’immancabile chioma della Panicucci.

Funziona così, esattamente come l’influenza: se è in giro, ce la prendiamo. Non possiamo scegliere, non siamo noi che decidiamo ma, a differenza della febbre che passa, non ci molla più. Ci insegue come una zanzara di notte quando fa un caldo boia, tipo in questi giorni.  Peggio, ci sorprendiamo a invocarlo perché ci tenga compagnia quando aspettiamo di pagare al supermercato, o in macchina di fronte all’eterno semaforo, oppure in coda a un festival per usare il bagno. E a quel punto siam già fregati.

Il primo, vero tormentone

Quello che in pochi sanno, e che dovrebbe rendercelo più simpatico, è che il tormentone estivo nasce sulle ceneri di un gigantesco NO. Ma voi ve la ricordate quella canzone che diceva “Ti voglio cullare, cullare, posandoti sull’onda del mare, del mare?” Ecco, si chiama “Legata a un granello di sabbia” e non è altro che il primo tormentone estivo della storia: 45 giri, 1 milione di copie vendute. Clamorosamente esclusa dalla rosa di canzoni prescelte per un vecchio Festival di Sanremo, quello del 1961.

Il Festivalbar

Se il tormentone estivo è diventato un punto di riferimento così importante per l’estate di tutta Italia, in gran parte lo si deve a quell’istituzione straordinaria che è stata il Festivalbar, massima autorità in termini di successi estivi dal 1964 al 2007. L’idea era semplicissima: attaccare un contatore ai juke-box, per capire quante volte un brano veniva riprodotto. E così è nata l’estate italiana, che ha consacrato quarant’anni di tormentoni: da  Bollicine, a Fotoromanza, passando dai Lunapop ai Negramaro dell’ultima edizione. Senza dimenticare i capelli chilometrici della Panicucci, il Patron Salvetti, e le trecce di Corona.

Un bagno di emozioni

Oggi la musica è cambiata, perché il tormentone non capita più per caso, o per c…ulo, adesso è un articolo ricercatissimo, che si paga fior di quattrini e che si commissiona come si commissiona un pranzo di laurea per trenta.
Fateci caso: ricordate per caso un’estate in cui su qualsiasi radio, da Radio Costa Tirrenica a Radio Trash, non sia partita un’epidemia musicale fatta di un bel refrain ballabile, una melodia orecchiabile e un testo che per comprenderlo non serve conoscere più di cento, centocinquanta parole tra italiano, inglese e spagnolo? Alla fine è questo: il tormentone va dritto al cuore, e soprattutto fa da sottofondo agli amori estivi. Da sempre per sempre.
Perché non è che al villaggio turistico si attacca bottone con la V di Beethoven. Al villaggio vince chi imbrocca la coreografia della Macarena.
Inutile fare gli snob: sgolarsi su Waka Waka di Shakira agitando birra e vuvuzelas manco fossimo tutti sudafricani rimane un’alternativa migliore che tentare di sopportare una jam session jazz partita alle otto e in procinto di toccare le 24 ore. Meglio lasciarsi impossessare da Genie In A Bottle della Aguilera, dagli Umbrella di Rihanna, senza chiedersi Come Mai!
L’importante è non vergognarsi di saperle tutte e di conservarle in quel calderone di memoria dove Sapore di sale diventa Azzurro, Gloria diventa Tarzan Boys e la mitica bachata degli Aventura corteggia l’intramontabile Wannabe delle Spice Girls.
Perchè il tormentone estivo è un po’ così: difficile da ignorare, impossibile da dimenticare, destinato a trascinarsi dietro una valanga di ricordi.

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