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Un inaspettato poeta verseggia e ci racconta la leggenda di come mai i bagni mobili Sebach sono rossi.

Tempo di lettura: 3 minuti

Non sempre rosso fui
ma celeste mi volle il fato
fino a che amor, timidezza e scanto
mi avvamparon il cuore, e pure il manto.

Forse che si pensi che un mobil congegno
non abbia a che far fronte con fermezza
la dove chiare e fresche e dolci acque
fan da cornice
a femminil bellezza.

Trovato che mi fui adolescente
preso fui da gran passione
per Supermario, e il gioco del pallone.
Questo finché un’estate,
i familiari mi portaron a Riccione.

E ivi fui lasciato,
come sacco da trasporto
alla mercè di una spiaggia presso il porto.
Laggiù la vidi, bella, alta, nobile,
e fece un salto il mio cuor di bagno mobile.

“Erano i capei d’oro a l’aura sparsi
e io nemmeno me ne accorsi
poco valse il l’occupato dirsi
che io di immediata meraviglia arsi.

Non era l’andar suo cosa mortale
ma d’angelica forma, e le parole
sonavan altro che pur voce umana;”
Vieni, Jessica! All’amica sua diceva
E verso il bar di fronte dirigeva.

Il passo fermo di chi sa e ha già deciso
che da una Calippo dipendesse il paradiso.
E io guardavo, lontano eppur commosso
e da celeste, diventai rosso.

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