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Il 12 aprile del 1961 il cosmonauta Yuri Gagarin salì la rampa di lancio che lo portò sulla capsula Vostok 1, diventando il primo uomo della storia a volare nello spazio.

60 anni sono passati da quando abbiamo messo piede sulla Luna, spedito sonde in giro per il sistema solare (alcune delle quali non sono mai tornate) e costruito stazioni spaziali enormi. Ma, nonostante i numerosi film di fantascienza… i viaggi nello spazio sembrano essere ancora un sogno lontano.

Forse non è poi così male, dato che nello spazio molte delle attività quotidiane più semplici sono messe a dura prova. Se siete, come noi, tra gli affezionati del bagno, vi sveliamo alcuni retroscena sui bagni d’altissima quota che – forse – vi faranno apprezzare ancor di più il nostro caro pianeta.

Andare in bagno nello spazio: ritorno alle origini

A causa della microgravità, andare in bagno nello spazio è più complicato di quello che si possa pensare. Non basta chiudere la porta e lasciarsi trasportare dai sentimenti (o lasciarla aperta se siete tra quelli), ma si tratta di una procedura abbastanza complicata.

Nel 1965, durante la missione NASA Gemini 5, gli astronauti dovevano posizionarsi sul water con una cintura e dei poggiapiedi che li tenessero ancorati. Una busta cilindrica lunga circa 30 cm con un adesivo removibile aderiva alle natiche e permetteva le espletazioni.

La privacy del bagno? Sappiate che l’intera cabina spaziale del Gemini 5 era poco più grande di un’auto.

Il mistero dell’Apollo 10

Doveva accadere, dato che il “succede anche ai migliori” non è solo un modo di dire. Così sull’Apollo 10 una storica registrazione, divenuta leggendaria, inizia con:

– “e quello da dove viene?”

– “non sono stato io. Non è uno dei miei.”

Una ricerca veloce di fazzoletti di carta per acchiappare il fluttuante ospite e grasse risate a completare un altro mistero spaziale ancora oggi senza risposte.

Non aprite quella porta

Andare in bagno con addosso le tute spaziali pressurizzate e smaltire i residui corporei è un problema così complesso che la Nasa ha indetto nel 2017 la Space Poop Challenge, un concorso mondiale pensato per scovare le migliori idee per la raccolta e il riciclo delle emissioni corporee.

Dopo tutto, come scrive la NASA, “quando devi andare, devi andare. E a volte devi andare nel vuoto totale”.

I primi uomini che misero piede sulla Luna avevano addosso dei semplici maxi pannoloni assorbenti, decisamente scomodi e poco performanti. Alla gara furono presentati oltre cinquemila progetti tra i quali spiccò il brevetto di un pannolino gonfiabile ed estraibile attraverso una camera di compensazione inserita nella tuta spaziale.

Samantha Cristoforetti, una di noi

Se vi è rimasta ancora curiosità sul funzionamento dei bagni spaziali, la grandissima Samantha Cristoforetti in un video Youtube ha spiegato per filo e per segno il funzionamento dei moderni bagni spaziali.

In sostanza, il bagno è composto di un seggiolino sul quale “mettersi comodi”, con un sacchetto di plastica al suo interno che deve essere chiuso manualmente e sigillato, avendo cura di metterne uno subito dopo per l’astronauta che segue (il galateo ha il suo valore anche nello spazio).

I rifiuti solidi vengono compressi e smaltiti successivamente, mentre la pipì viene addirittura riciclata e trasformata in acqua potabile tramite un complesso sistema di filtraggio.

Finalmente Samantha Cristoforetti ha fatto luce su una domanda che affligge molti di noi. Il fatto poi che una scienziata del suo calibro se la ridacchi di sottecchi nel video ce la fa amare ancora di più.

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